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Natale! … Riscopriamo la bellezza di meravigliarci.


Il Presepe è un momento di lode e meraviglia al Signore.

Ci fa riscoprire la presenza divina nella nostra vita.

Mettiamoci di fronte alla grotta di Betlemme:

accanto a Gesù Bambino c'è Maria la “ piena di grazia”, la mamma dell'umanità, l'esempio unico della disponibilità al Signore e Giuseppe, uomo di fede, responsabile della Sacra Famiglia.

La " tradizione provenzale" pone anche, in evidenza tra coloro che vengono a visitare il Bambino, un personaggio che viene chiamato il "Meravigliato": egli non fa altro che ammirare. E' di fronte a Gesù con le braccia allargate e a mani vuote. Non ha nulla! Con il suo sguardo pieno di gioia, esprime la sua missione: la gioia - meraviglia di lode per la presenza viva di Dio nel Bambino appena nato.

In questa statuetta del " Meravigliato", riscopriamo la nostra missione: riscoprire il dono della gioia di fronte alle molte presenze di Cristo, nella povertà di Betlemme.

Gesù ci dona il suo messaggio: il cammino verso la gioia … che non è quello di avere sempre di più.

La gioia è nel dono di sé che va dall'egoismo al servizio umile e generoso presso le tante grotte di Betlemme, che sono presenti dovunque e accanto a noi....


Natale …  è  il dono di Dio per eccellenza.



Il presepe


Che lo si chiami" presepio" o " presepe", si tratta della rappresentazione plastica della nascita di Gesù fatta nelle Chiese e nelle case durante le feste natalizie, con statue di varie dimensioni e materiali, in un ambiente ricostruito più o meno realisticamente. Deriva dalla parola latina praesepium o praesepe che significa "greppia, mangiatoia", con riferimento alla mangiatoia dove fu deposto Gesù Bambino alla sua nascita, e, insieme, alla grotta in cui questa si trovava (Vangelo di Luca 2,6-16).

E' una tradizione che affonda le sue radici in uno specifico storico della vita di San Francesco: fu lui, il poverello d'Assisi, a dare vita per la prima volta a un presepe, e lo fece a Greccio il 25 dicembre 1223.

Quella notte di Natale, San Francesco volle rappresentare dal vivo la nascita di Gesù.

Non però uno "spettacolo" da far vedere ai curiosi, ma una " ricostruzione visiva e vera”. Il suo biografo, fra Tommaso da Celano, riporta le parole esatte di Francesco: "Vorrei rappresentare il bambino nato a Betlemme e, in qualche modo, vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato: come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello".

Per realizzare questo progetto, Francesco fa portare nel luogo stabilito un asino e un bue. Secondo i Vangeli apocrifi, infatti, erano presenti alla Natività e ponevano l'altare su una mangiatoia incorniciata da due animali. Quella notte di Natale, a Greccio, non c'erano statue, ma la prima rappresentazione vivente della Natività. Come San Francesco, anche noi abbiamo bisogno di simboli utili a comprendere più semplicemente, nel caso del presepe, il Mistero del Santo Natale. E questo spiega perché non ci volle molto a vedere la tradizione del presepe in tutto il mondo.



Nel presepe sono sempre presenti:


  • l’acqua di un ruscello, di un laghetto, o di un pozzo: l'acqua è legata alla vita e alla morte. Dio è fonte di acqua viva.


  • Il Sentiero:  noi tutti siamo viandanti, la nostra vita di cristiani è un viaggio, un passaggio in questo mondo; non degli avventurieri, ma dei pellegrini che hanno una meta sicura.


  • La Staccionata lungo la strada, o sul ciglio del laghetto:  anche noi abbiamo bisogno di limiti e di argini. Abbiamo bisogno dell'abbraccio del Padre: questo è il limite per il cristiano adombrato nel padre della parabola del figliol prodigo.


  • La Stella Cometa: sul nostro presepe brilla una stella cometa per ricordarci quella che guidò i magi. La stella li precedeva orientando il loro cammino fin quando si fermò sul luogo dove era nato Gesù.

Essere veri cercatori di Dio per sperimentare la vera gioia: questo é il senso della stella.




Buon Natale
Padre Domenico

PAPA FRANCESCO OMELIA MESSA CON I CAPPUCCINI : il perdono è una carezza di Dio



IL MONACO, L’ALLIEVO E L’ASINELLO

Tanto tempo fa un santo monaco aveva con sé un allievo, un ragazzo molto attento e ubbidiente. Un giorno lo chiama e gli dice: «Vai a prendere l’asino e andiamo in città». Il giovane prende l’asino, aiuta l’anziano monaco a salirvi e si avviano verso la città, il monaco in groppa all’asino e il ragazzo a piedi. Alla prima svolta incontrano un gruppo di persone. Qualcuno, naturalmente, ha qualcosa da ridire: «Ma guarda quanto è infingardo quel vecchio monaco: lui a cavallo, e quel povero ragazzo così gracile e delicato lasciato a piedi!» Il vecchio monaco, appena udite queste parole, scende dall’asino, vi fa salire il ragazzo e tutti e tre si rimettono in cammino. Poco più avanti incontrano altre persone: «Oh, guarda cosa si deve vedere. Un giovane sano e robusto a cavallo e un povero vecchio a piedi. Non c’è più rispetto, non c’è più carità». A queste parole il ragazzo salta giù dall’asino, aiuta l’anziano monaco a salirvi di nuovo, risale anche lui e proseguono verso la città. Strada facendo, altra gente, altri commenti: «Guarda quella povera bestia! Fra poco morirà stremata, sotto il peso di quei due fannulloni! Ci vorrebbe almeno un po’ di pietà». Il santo monaco e il ragazzo, allora, scendono in silenzio e proseguono il cammino a piedi. Ma qualcuno non è ancora soddisfatto: «Guardate, guardate... S’è vista mai una cosa più sciocca? Quei due hanno l’asino, e vanno a piedi!». A questo punto l’anziano monaco dice al ragazzo: «Torniamo a casa». Strada facendo gli spiega: «Hai capito la lezione, figliolo? Per quanto ti sforzerai di assecondare gli altri, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa da ridire. E allora tu impara a tirar diritto per la tua strada e a non prestare ascolto alle chiacchiere della gente».

(Fonte Frate Indovino)







Dio a modo mio.
La fede fragile dei giovani italiani.

All’inizio è decisiva la famiglia che orienta il percorso di fede attraverso la tradizionale iniziazione cristiana (Battesimo, Prima Comunione e Cresima). Tra i 14 e i 16 anni, subito dopo la Cresima, c’è un distacco che è quasi fisiologico e riguarda la stragrande maggioranza. Intorno ai 25 c’è un possibile ripensamento. L’idea di Dio? Personalizzata, fai da te, di proprietà del singolo. La fede deve incidere sulla vita concreta e sui rapporti con il prossimo altrimenti non ha senso.

Inoltre, non si conosce bene la dottrina come, ad esempio, la differenza tra “Cristianesimo” e “Cattolicesimo”. Il primo è considerato sinonimo di bontà, vicinanza agli altri, amore per il prossimo e assume una valenza sociale, mentre il secondo è percepito come sinonimo di “istituzione”. I cattolici invece  sono percepiti come “bacchettoni”. Papa Francesco, infine, è considerato decisivo per rinnovare il messaggio e visto come una sorta di “salvatore” della religiosità e della Chiesa dopo gli scandali recenti.

Ecco, in sintesi, la fede dei giovani italiani, i cosiddetti Millennials, che secondo gli ultimi studi del Censis hanno fra i 18 e i 34 anni, lavorano e vivono per conto proprio ma arrivano a fine mese solo grazie all'aiuto regolare dei genitori. La fotografia è stata scattata da un’indagine accurata condotta dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Università Cattolica, che ha intervistato in due fasi centocinquanta giovani, ragazze e ragazzi tra i diciannove e i ventinove anni, tutti battezzati, residenti in piccole e grandi città del Nord, Centro e Sud Italia, con diverso titolo di studio.

Cinquanta tra coloro che si sono dichiarati credenti nella prima fase sono stati di nuovo intervistati e hanno raccontato la loro esperienza di fede e il loro vissuto religioso. Ne è uscito uno spaccato interessante raccolto nel volume Dio a modo mio – Giovani e fede in Italia [...].

La ricerca, curata da Rita Bichi, professore ordinario di Sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Paola Bignardi, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica, mette in evidenza l’esistenza di un percorso di fede largamente maggioritario e che viene definito standard. I giovani che appartengono a questo segmento si definiscono cattolici in ricerca.

Poi sono emersi altri quattro profili che si discostano da quello standard. Il primo riguarda “atei e non credenti” («che non sono molti e sono divisi tra loro», precisa Bichi) ed è caratterizzato da un distacco traumatico e da un riavvicinamento impossibile. Il secondo riguarda i cosiddetti “critici in ricerca e agnostici” dove la pratica è assente, il distacco è stato di tipo intellettuale, il riavvicinamento possibile.

Il terzo ancora su “atei e non credenti” dove il riavvicinamento non è ricercato. Al quarto profilo appartengono i “cattolici convinti” dove i distacchi sono assenti e irrilevanti, i riavvicinamenti già compiuti e non problematici. Come nota la ricercatrice Cristina Pasqualini «i cattolici convinti sono ormai una minoranza, rappresentano lo standard del passato e non più quello del presente».

La ricerca smentisce diversi luoghi comuni sui giovani che ormai sono entrati a far parte della narrazione corrente. Anzitutto, dimostra che non è affatto possibile parlare di una generazione incredula o, peggio, senza Dio e senza valori: «La metafora della liquidità ha preso il sopravvento e tutto viene giudicato sotto questa lente spesso fuorviante», spiega Bichi. «La ricerca di Dio e della dimensione religiosa c’è anche oggi dentro i giovani anche se in forme diverse dal passato».

Smentito anche il vecchio cliché “Gesù Cristo sì, Chiesa no”. «In realtà la situazione è più complessa», dice Bichi, «le questioni dottrinali non solo non riescono ad arrivare ai giovani come messaggio ma non fanno  emergere in primo piano neppure la figura di Gesù. Il linguaggio di chi comunica con loro dovrebbe cambiare  o avvicinarsi di più al mondo giovanile e questo a volte la Chiesa non riesce a farlo».

Il ruolo della famiglia, infine, è fondamentale all’inizio e poi scompare almeno nel racconti dei ragazzi. «Essa è importante come agenzia che socializza la religione come tradizione: chiesa, messa, catechismo», dice Bichi. «Anche se al suo interno ci sono alcune figure come la madre e la nonna che sono particolarmente rilevanti nella prima formazione della fede dei giovani. Bisogna chiedersi chi socializzerà la religione nelle generazioni future». E questo meriterebbe una ricerca a parte.

Che fede emerge da quest’indagine, dunque? «Una fede che c’è ma che ha bisogno di crescere», afferma la professore Bichi, «o meglio: che sarebbe necessario far crescere. Come un germoglio che fa fatica a fiorire».


Antonio Sanfrancesco

(articolo tratto da www.famigliacristiana.it)




Celebrazione Crocifisso S. Damiano

La profonda gioia, l’entusiasmo e l’adorante stupore di Lucia è proprio l’atteggiamento perfetto per accogliere i due ospiti speciali che lunedì  21 settembre sono giunti sull’altare della Chiesa della Spolina: il Crocefisso di San Damiano e la Madonna di Loreto (copie conformi degli originali).

Lucia, una fedele presente, ha detto infatti: < Proprio come oggi, 25 anni fa, mio marito ed io ci siamo sposati proprio a Loreto. E oggi, per il nostro anniversario la Madonna stessa ci ha fatto il dono di venirci a trovare> . Ha pronunciato carica di riconoscenza queste schiette parole, che non riusciva a trattenere, mentre  sfiorava con le dita la Madonna di Loreto esposta davanti all’altare della Chiesetta Francescana di Spolina. E con questo atteggiamento  raccolto  carico di gioia stupita che la comunità francescana ha accolto con una toccante cerimonia di adorazione le due icone, segno della presenza di Cristo e di sua madre Maria, presenti padre Domenico Serena, padre Pasquale e con la concelebrazione di don Renzo di Lessona.

Il pellegrinaggio che i due preziosi segni della vita cristiana stanno compiendo attraverso l’Italia sono un invito alla conversione nella propria vita e nella vita sociale anche  in vista dei due grandi eventi che la comunità cristiana tutta attende: l’apertura dell’anno giubilare della Misericordia voluto da Papa Francesco e la giornata mondiale della gioventù che avrà luogo a Cracovia la prossima estate.

Nel corso della cerimonia di adorazione del Cristo nudo dagli occhi aperti che parlò a San Francesco nella piccola chiesa diroccata di San Damiano in Assisi, lo storico dell’Arte Stefano Cavaliere ha edotto i fedeli con una lettura iconografica del prezioso dipinto che toccò il cuore del santo Patrono  d’Italia.

Sicchè il Crocefisso di San Damiano, alta due metri ha parlato più chiaramente anche a noi, cercatori di Cristo del XXI secolo :<A destra del Cristo – ha spiegato lo storico dell’Arte -, la Vergine e Giovanni apostolo (affidamento alla Vergine Madre dell’umanità intera “donna ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre”). Alla sinistra la Maddalena e Maria, la madre di Giacomo con il centurione convertito. E quel Cristo con le braccia aperte all’accoglienza dell’umanità e alla preghiera al Padre celeste. Cristo, agnello egli stesso, unico e prescelto sacerdote eterno alla maniera di Melchisedek. E poi il Cristo risorto fra gli angeli che ottiene per ciascuno la benedizione dalla mano di Dio Padre>. L’affascinante lettura dei segni offerta da Cavaliere, e corredata dalle circostanziate spiegazioni del Magistero, ha davvero reso attuale tutto ciò che anche San Francesco lesse e udì e che tanto lo spinse a lavorare per riparare la Chiesa, come richiestogli in sogno da Dio stesso.

Il pellegrinaggio del Crocefisso  prosegue “Lungo le nostre strade” e la prossima tappa è proprio in queste ore a Vercelli. 


COSSATO – Spolina – (m.f.) 

 



Ricordati ...

"Ricordati sempre di essere una persona fortunata perché Dio ti ha "scelto" e ti ha donato la vita! Cerca di viverla al meglio, di fare tesoro dei tuoi errori e delle tue esperienze, goditi tutto quello che la vita ti mette davanti, affronta le difficoltà con la stessa forza e con la stessa determinazione con cui affronti i momenti felici.

Fai in modo che tutte le persone che ti circondano t’influenzino in modo positivo, ma se così non fosse non ti abbattere perché la tua vita e la tua felicità non devi farle dipendere da nessuno a parte te stesso!"


S.M
(pseudonimo)




E Poi Non Ci Vedremo Più

Viviamo in un nuovo mondo moderno, un mondo che rispetto al secolo scorso ci impone nuovi ritmi di vita, molto più dinamici.

Si trova sempre meno tempo per dedicarsi ai propri interessi personali e alle proprie passioni. Si è talmente accecati dal progresso, dalla modernità che le relazioni umane risultano ormai rare e sporadiche.

Viviamo in un mondo il cui tempo scorre veloce, troppo veloce, talmente tanto che pian piano ci trasformeremo e uniformeremo.

Grazie alle nuove tecnologie e più precisamente grazie alla nascita di social network e applicazioni di messaggistica istantanea, la comunicazione si infittisce, si allarga ed espande; ci si tiene in contatto senza potersi vedere con amici e parenti lontani, si conoscono nuove persone e si condividono le esperienze.

Insomma, una grande “famiglia allargata”, tantissimi amici e una comunicazione afona composta da “likes and followers”.

Sono perlopiù siti di incontri i più gettonati, molto utilizzati dai giovani per intraprendere nuove relazioni con gli altri.

L’utilizzo di questi media è molto facile: si apre il “browser”, si entra nel sito con le proprie credenziali e si inizia a “chattare”.

Risulta tutto più strumentalizzato.

Cuoricini e faccine sostituiscono sensazioni, stati d’animo e sentimenti, le abbreviazioni accorciano il tempo di battitura e ne risparmiano per dedicarsi ad altro, i “poke” sono dei surrogati di finti e freddi abbracci.

Si è arrivati ad un punto di rottura: se da un lato la comunicazione virtuale è più veloce e funzionale, dall’altro le persone vengono private della gioia e della beatitudine di stare in compagnia, di guardarsi negli occhi, di parlare e confrontarsi.

Si perde il piacere di toccare una persona, di sentire il calore delle dita che sfiorano la pelle, di percepire la sensazione di qualsiasi movimento.

È più facile e rapido sentirsi con i tanto gettonati, celeri “sms” anziché avere il piacere dell’attesa di una lettera oppure incontrarsi anche solo per pochi minuti, è più comodo avere degli album di foto digitali al posto delle fotografie sviluppate dal fotografo da condividere in famiglia o tra amici, è più ecologico ed economico scaricare i libri “ebook” su smartphone e tablet piuttosto che sfogliare le ruvide pagine di un libro.

Com’è possibile una tale evoluzione (o involuzione in tal caso) dal momento che i giganti della tecnologia lanciano ogni anno nuovi prodotti, sempre più funzionali e sempre più evoluti?

Quella di oggi è una società che investe molto sui multimedia e spinge verso una sempre più evoluta modernità a discapito però delle relazioni personali.

Ma, quello di cui si parla, in fondo, è veramente progresso?


Marta F.



Buon Natale!

È il solito augurio che sentiamo ogni anno ed esprime sempre una intensità di contenuti: un saluto, un messaggio di cortesia, un annuncio cristiano…

Buon Natale!

Suscita sempre sentimenti nuovi e ricordi cari legati in modo particolare alla nostra infanzia, ma ha anche atteggiamenti di speranza perché il nostro futuro sia sempre migliore.

Buon Natale!

Per noi cristiani è un riprendere con più fiducia il cammino della nostra salvezza e accogliere a cuore aperto il Dio che si è chinato su di noi e ha accolto il grido della nostra povera umanità, donandoci nel segno semplice, fragile di un bambino: Gesù, il Dio che è presente nella nostra storia, fattosi carne nel seno di una giovane donna, di una vergine, Maria!

Buon Natale!

È un rinnovare il nostro incontro con il Signore e rivivere in noi la gloria della grotta di Betlemme:”Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini di buona volontà “.

Non lasciamo passare invano l’augurio di Buon Natale che ci sarà più volte certamente rivolto: il Signore ritorni ad essere il centro della nostra vita, delle nostre comunità, dei nostri gruppi e movimenti formativi alla vita cristiana.

Al Signore basta poco per entrare in noi e nel nostro quotidiano. Duemila anni fa, gli sono state sufficienti una greppia e una stalla.

E in questo semplice luogo di Betlemme ha donato tutto se stesso, con una testimonianza concreta vissuta nella famiglia: Maria e Giuseppe e al centro la stessa sua umile vita. E’Gesù attorniato da persone umili, i pastori, e la presenza dei magi che invitano ad aprirci in modo concreto al prossimo e a ogni popolo della terra.

A tutti gli amici del nostro Convento, ai collaboratori, in modo particolare agli ammalati e bambini: Buon Natale!

Il Signore Gesù l’unica nostra speranza abiti oggi e sempre nei nostri cuori.

 

I frati del Convento



Maria, parlaci di Gesù!

Chi fu testimone di ciò che un giorno accadde nella casa di Nazaret? Soltanto Maria! Il racconto dell’Annunciazione (Lc. 1,26-56) è stato consegnato alla memoria della Chiesa dalla viva voce di Maria: l’unica testimone dei fatti.

Chi fu testimone dell’incontro tra Maria ed Elisabetta? Chi fu testimone degli avvenimenti di Betlemme? Soltanto Maria! È Lei che ha raccontato il Natale ai primi discepoli.

Anche noi oggi, mettiamoci ai piedi della Madonna e, come un tempo accadeva attorno al focolare delle nostre povere case, chiediamole: “Mamma, raccontaci la tua vita e parlaci di Gesù!”

  

P. Domenico



San Francesco “regista” di Dio?

Caro Francesco,         

scusa se mi permetto di scriverti una lettera ma è da anni che mi tormenta una domanda sulla tua vita: perché hai inventato il presepe? Lo sai che hai lanciato una moda che dura ancora oggi, dopo quasi ottocento anni? Se vedessi, in questo periodo ci sono presepi ovunque: nelle nostre case, nelle chiese, sulle piazze, perfino nelle vetrine dei negozi! Che cosa ti è passato per la testa quel Natale, quando ti trovavi a Greccio, per realizzare una così fortunata scenografia? Molte volte mi immagino il tuo mondo medioevale, già popolato da così tante sacre rappresentazioni che mi risulta difficile capire perché hai desiderato diventare il regista della Natività. Aspetta, provo a leggere la tua biografia. Scrivono di te che desideravi vedere i disagi in cui Gesù si è trovato al momento della nascita, ada giato sul fieno tra il bue e l'asinello. Qui proprio non ti capisco: le sacre rappresentazioni cui tu hai assistito fin da bambino erano impressionanti, portavano in scena il dolore di Cristo o le pene dell’Inferno per spaventare la gente e tu invece che cosa fai? Metti in mostra il lato umano, innocuo, addirittura tenero di Dio; invece di un giudice severo presenti a tutti un bambino che dipende totalmente dai genitori. Volevi per caso sfidare la censura della Chiesa con questa tua trovata? O forse avevi visto lontano e desideravi superare l’immagine di un Dio troppo distaccato dalle cose umane? Se fosse così, mi spiego allora perché la tua idea del presepe piace tanto – anche se in modo inconscio – all’uomo del Duemila, così tecnologico eppure così bisognoso di umanità e di amore. Amore! Ecco che cos’è stata la tua improvvisazione di Greccio: una rappresentazione dell’Amore, ma certo! Perché non ci ho pensato prima? Il presepe non è nato nella tua testa ma nel tuo cuore lacerato per il fatto che “l’Amore non è amato”, come urlavi per le strade di Assisi, e allora hai voluto regalare ai fratelli uno sguardo diverso su quel Dio che si è donato tutto agli uomini fino a morire in croce per loro. Contemplando quel neonato che tende le braccia verso l’uomo, ognuno avrebbe potuto vedere l’umiltà e la misericordia di Dio e non ne avrebbe più avuto paura ma l’avrebbe amato come l’hai amato tu, in modo totale. Che genio sei stato! Non smetterò mai di ringraziarti perché mi hai fatto capire che, in fondo, sei tu quello che a Natale ci fa il regalo più bello mettendo fra le nostre mani – e nel nostro cuore – un piccolo, sorridente Gesù bambino.

Buon Natale!

 

Fabrizio C.


 

Natale: libertà di credere

In quest’ultimo periodo, i giornali ci hanno informato che in IRAN continuano a manifestarsi le persecuzioni contro i cristiani. Ci sono state delle vittime, molti credenti sono stati costretti ad abbandonare le loro case.

Le pressioni sulla comunità cristiana iraniana si intensificano nel tempo di Natale e Capodanno: la polizia compie incursioni per scoraggiare i fedeli che si riuniscono nelle cosiddette “chiese domestiche”, considerate irregolari e pericolose e perseguite secondo le norme sulla sicurezza nazionale. Spesso la polizia cerca di estorcere confessioni in cui i detenuti cristiani ammettano di essere “pagati dall’estero per promuovere il cristianesimo in Iran”

Morte e devastazione sono le conseguenze di alcune motivazioni politiche e anche dell’intolleranza verso le minoranze religiose, in modo particolare verso il Cristianesimo.

Di fronte a questo desolante quadro, sono sempre attuali le parole di Gesù: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi…” (Gv. 15,20). Gesù è stato perseguitato fin dalla nascita: ha dovuto fuggire in Egitto con la sua famiglia per non cadere nella persecuzione di Erode. Nella sua vita le difficoltà non sono mai mancate.

La persecuzione è anche un aspetto del Natale. La nascita di Cristo ha cambiato il mondo e ha donato luce alle situazioni di male, da sempre presenti nella storia dell’uomo: dalle tenebre alla luce! Quel bambino, nato nella semplicità di Betlemme, poi morto in croce ha ridonato la salvezza e la pienezza della vita: Natale, festa della fede! Per i cristiani d’occidente, la persecuzione ha un aspetto diverso: la coerenza della nostra vita con la fede cristiana esige che ci allontaniamo da compromessi, paure, timidezze… Occorre una testimonianza contro corrente, come ad esempio il rispetto della domenica cristiana, l’amore alla vita nella sua totalità, la sincerità dei nostri rapporti personali… e per testimoniare i valori cristiani oggi occorre una mentalità evangelica. Quel Bambino, nato nel silenzio di una grotta è quel giovane che si proclama vera vita, luce e gloria del Padre, grazia e verità, unigenito del Padre che ci rivela Dio in mezzo a noi; è quell’uomo-Dio che muore in Croce per ridarci l’amore di Dio. Natale è festa della fede che ci richiede, anche a costo della persecuzione, coerenza di vita in nome della libertà del nostro credo e per il rispetto della dignità umana. Natale è un’occasione perché si rinnovi la nostra fede. Alla stessa stregua di San Giovanni Battista, siamo testimoni della novità di Cristo nel nostro mondo occidentale che si sta allontanando dal Vangelo. La nostra certezza è che il Signore è venuto e continua ad essere presente. La sua luce si farà strada in mezzo alle tenebre e, giorno dopo giorno, nascerà un mondo nuovo.

 

Padre Domenico



Consigli per (non) acquisti

 

E siamo tornati al solito carosello delle feste natalizie. Ormai è diventato un rito, un piacevole (o spiacevole, a seconda dei punti di vista) intrattenimento che movimenta il buio e freddo inverno.

Ogni anno sembra che la gente faccia a gara a chi accende per primo l’interruttore delle luminarie – che in molti edifici rimangono installate per tutto l’anno in attesa del fatidico giorno – o acquista il primo panettone di stagione nei supermercati, così premurosi che ormai li espongono silenziosamente negli scaffali già dal mese di ottobre. Non parliamo poi dei regali: siccome i negozi sotto casa sono troppo banali – del resto ormai ci siamo già regalati di tutto – le agenzie viaggi organizzano perfino moderne crociate presso lontani mercatini di Natale, alla conquista del prodotto di artigianato tanto ricercato quanto inutile e destinato ad occupare, terminate le feste, la scatola in cui conserviamo il kit natalizio.

Piaccia o no, è tutto questo l’armamentario che – come si suol dire – “fa Natale”, quasi che il Natale fosse una rappresentazione che ogni anno dobbiamo mettere in scena. Del resto, se ci pensiamo bene, siamo tutti attori inconsapevoli di una grande recita collettiva, ogni anno ripetiamo gesti e parole come da copione, solo perché “si deve” fare così: “Oh, no, bisogna pensare al regalo per tuo fratello! Che cosa potremmo compragli?”; “Uffa, il cenone: chi ha voglia di rivedere tutti quei parenti noiosi?”; “Accidenti, dove trovo il tempo per andare a fare gli auguri?”.

Molte volte mi domando come non ci siamo ancora ribellati di fronte a tutto questo; eppure se i commercianti – che sono esperti nel captare o, meglio, nell’interpretare i bisogni della gente – continuano a “venderci” il Natale ogni anno con più forza, questo significa che la recita funziona e che la gente continua ad aver bisogno di immergersi in questo clima natalizio: nostalgia dell’infanzia? bisogno di “sentirsi buoni”? illusione di essere una famiglia felice, almeno per un giorno?

Ripetiamo meccanicamente gesti che un tempo furono carichi di significato, sperando di ricavarne, per riflesso, un po’ di quell’amore con cui gli stessi si accompagnavano. Percorriamo curiosamente la strada al contrario senza accorgerci che non è il gesto o l’oggetto in sé che ci può dare calore ma l’intenzione, lo spirito che lo determina.

Che cosa diremmo infatti se scoprissimo che il primo a consegnare regali in occasione del Natale fu San Nicola – Nicolaus, da cui deriva il Santa Claus del mondo anglosassone, che equivale al nostro Babbo Natale – il quale faceva sì doni, ma per rallegrare i bambini poveri della città? O se ci ricordassimo, mentre ci scambiamo gli auguri, che in quel momento noi celebriamo Gesù, donato da Dio all’umanità?

Torniamo a dare significato alle tradizioni! Facciamole nostre, se possiamo, e non lasciamoci derubare di chi se ne appropria perché ha bisogno di vendere!

Chi l’ha detto che il valore dei regali si debba misurare con le monete e non con il cuore? Proviamo a pensare: costa di più bussare alla porta di quel fratello da cui mi sono allontanato perché mi ha offeso o spedirgli un cesto pieno di prelibatezze? Non sarebbe meraviglioso accompagnare con un sincero abbraccio un biglietto di auguri in cui è scritto: “caro fratello, non c’è dono più grande di quello che Dio ci ha fatto in Cristo: questo è l’unico motivo della nostra gioia, che voglio condividere con te in questo abbraccio”?

Se poi non riusciamo proprio ad infrangere la tradizione consumistica del cenone, perché non aggiungere almeno alla lista degli invitati anche quella persona sola, che non ha nessuno con cui passare il Natale? Sono convinto che il suo sorriso illuminerà il nostro tavolo più di mille candele accese.

Un’ultima parola sui bambini. I nostri figli hanno già tutto, non pensiamo che l’ultimo prodigio elettronico li aiuterà ad essere più felici, anche se loro continuano a ripetercelo: pensiamo a che fine hanno fatto i regali degli anni scorsi. Insegnare l’amore e il rispetto ai nostri figli può essere un regalo meraviglioso. Perché allora non confezionare con loro qualcosa (un biglietto di auguri? una torta? una collana?) da consegnare a quell’anziano – indicato dagli operatori della casa di riposo – che non aspetta nessuno perché tutti si sono dimenticati di lui? I bambini saranno stupiti nel vedere quanto poco basti a rendere felice una persona, altro che I-Phone!

 

Fabrizio



Natale solo business??

 

Natale come Sanremo: il festival dei regali! Probabilmente negli anni a venire le prime decorazioni verranno già messe alla fine dell’estate.

Di fronte ad una situazione come questa, dove il senso vero della festa si è perso e dove in generale il cristianesimo appare ormai irrilevante, che proposta possiamo dare come credenti?

Di certo non possiamo limitarci ai piagnistei da perbenisti, della serie: “non c’è più religione”, “ci tolgono Gesù bambino”. È necessario un approfondito esame di coscienza da parte nostra; infatti se tanti si sono allontanati dal vero senso del Natale, la colpa è anche di noi cristiani “per bene”, sempre protagonisti di un cristianesimo rituale e di facciata e non vissuto nei fatti.

Quante persone vanno regolarmente a messa ogni domenica ma poi nella vita di tutti i giorni non sono capaci di vivere realmente i valori del rispetto, del perdono, dell’amore?

Quante persone di fronte alla nostra indifferenza, alla nostra mancanza di delicatezza, o a volte anche solo di un semplice saluto avranno esclamato: “dove sta questa specificità cristiana?”, “dove sta quel Cristo amore di cui sempre parlano questi cristiani?”.

È in questa vita che Gesù ci chiama ad essere suoi discepoli e non nell’Aldilà. Il Regno dei Cieli inizia già qui in terra: è nella vita quotidiana o ordinaria che si giocano le nostre fedeltà a Cristo e la nostra salvezza. Impegniamoci perché le nostre comunità pastorali, in particolare quella della Sposina, possano diventare dei perenni focolari natalizi, non solo nei giorni fissati nel calendario. Dei perenni focolari dove le persone, specie le più sfortunate (e in questa società di luci sfavillanti, di abiti firmati, di cellulari e reality show ce ne sono veramente troppe) possano trovare calore umano e fraternità perché si propaghi quell’amore che è l’unica vera legge divina, l’unica cosa che sta veramente a cuore al Signore.

 

Le Iene dell’Oratorio